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5772°LA MISSIONE GESÙ È VIVENTE È PENTECOSTALE TRINITARIA MESSIANICA E
DESIDERA L'UNITÀ CON TUTTI I CREDENTI E SEGUACI DI YESHUA,SENZA TRADIZIONI E LEGALISMI DELLA
PROPRIA PROVENIENZA.YESHUA/GESÙ È SIA PER GLI EBREI,SUOI CONNAZIONALI,CHE PER IL RESTO
DELL'UMANITÀ. PER QUESTO DIO LO SI ADORA NEL SUO NOME E PER MEZZO DI LUI IN SPIRITO E VERITÀ. |
L'Anno Ebraico:5772-Rosh Ha-Shanà è iniziato,al suono dello Shofar,al tramonto di Mercoledì 28 Settembre 2011 che,
secondo il calendario lunare,è già il 1°giorno del mese di Tishrei.ASSOCIATEVIper CREARE da UNITI da qualunque provenienza(giudei convertiti,arabi islamici convertiti, gentili convertiti)Chiese fondate su Yeshùa e guidate dallo Spirito Santo,BATTEZZANDOVI(per immersione) nel Nome del Padre (IO SONO) e del Figlio(YESHUA) e dello Spirito Santo (IL VICARIO DI YESHUA SULLA TERRA). CALENDARIO LUNARE. CALCOLATE LE FESTIVITÀ EBRAICHE:
Il Video riguarda: Riunione per I Diritti degli Ebrei sul Monte del Tempio, tenutasi il 12 Luglio 2010 e ricordata anche in
altre celebrazioni. |


(tradotto da "Kohl Hesed",
giornale di ebrei messianici in lingua tedesca)

Jews for Jesus è la più grande organizzazione per raggiungere gli Ebrei nel mondo con il
messaggio evangelico. I problemi e le situazioni del nostro tempo sono usate per presentare agli
Ebrei in varie città il messaggio che Gesù è il Messia.
Che cosa rappresenta il nome?
Il nostro nome dice chi siamo, per chi stiamo e che cosa facciamo. Non abbiamo secondi fini.
Avremmo potuto scegliere un nome diverso e meno discutibile, ma questo è il nome che direttamente
e chiaramente dice chi siamo e che cosa ci proponiamo.
Si è scritto e discusso molto su quel particolare passo di Isaia (Capitolo 52:13 e 53:12) delle
Scritture Ebraiche. Qui di seguito si riporta la traduzione italiana di detti capitoli, tratta
dal testo originale ebraico, letti e interpretati dal Rabbino Vittorio Della Rocca in occasione
del suo discorso per la Giornata della Pace di Assisi, il 28 Ottobre 1986 e confrontata con la
traduzione contenuta nel testo: I PROFETI POSTERIORI - Edizione Marietti 5725 (1965).
" Ecco il mio servitore sarà prospero, alto elevato e sublime. Come molti erano rimasti
dolorosamente colpiti a vederlo tanto il suo aspetto era diverso da quello degli altri uomini e
la sua figura dai figli dell'uomo, così molte nazioni saranno sorprese davanti a lui, ed i re
chiuderanno la bocca, poichè vedranno cose che non erano mai state narrate e ciò che non era
stato mai udito potranno contemplare.
Chi avrebbe creduto a ciò che abbiamo udito? E per chi si è manifestato il braccio del Signore?
È spuntato come un tenero ramoscello davanti a Lui, come una radice su un terreno arido, non
aveva figura nè bellezza degne di essere guardate, non aveva un aspetto tale da piacere.
Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolori, esperto di sofferenze, tale da far
voltare la faccia, spregevole tanto da non essere tenuto in alcun conto.
Invero egli ha sopportato le nostre malattie ed ha sofferto i nostri dolori e noi lo ritenevamo
piagato, colpito da Dio e umiliato. Ma egli è stato trafitto per le nostre colpe, oppresso per
i nostri peccati, il castigo su di lui è pace per noi e grazie alla sua ferita noi siamo guariti.
Noi tutti abbiamo vagato come pecore, ognuno si è volto verso la propria via; ed il Signore ha
rigettato su di lui le colpe di tutti noi.
È stato oppresso e tormentato e non ha aperto bocca come un agnello che va al macello e muto come
una pecora davanti ai suoi tosatori, non ha aperto bocca. Defraudato dell'indipendenza e della
giustizia chi parlerà della sua storia? Fu eliminato dalla terra dei viventi, per la
trasgressione dei popoli è stato colpito".
(È questo il verso n°8 a cui si fa riferimento più
avanti per la questione che ha dato origine alla controversia relativa al popolo).
"Ebbe la tomba in comune con i criminali, mentre gli spettava il monumento con i ricchi, questo
per non aver commesso alcun delitto, nè vi era inganno nella sua bocca.
E il Signore volle che la malattia lo piagasse (oppure: volle prostrarlo con dolori) perchè
offrendosi quale vittima espiatoria avesse a godere lunga vita e numerosa prole e la volontà del
Signore avesse effetto per mano sua. Per il suo spirituale affanno godrà e sarà sazio di beni,
per aver il mio servo saputo, lui giusto, giustificare i molti, sopportando le loro colpe.
Perciò gli darò la sua parte fra i potenti ed egli dividerà la preda insieme ai forti, per
essersi esposto alla morte, per essere stato annoverato fra i criminali, per aver sofferto le
colpe di molti e aver interceduto per i peccatori".
Il testo è chiaro. Questo passo parla di un eccezionale servo del Signore il cui viso è sfigurato
dalle sofferenze, che soffre ed è afflitto e oppresso per i peccati del mio popolo (cioè del
popolo del profeta Isaia). Egli non ha meritato nè punizione nè ferite ma fu trafitto per le
nostre colpe, abbattuto per i nostri peccati e le sue ferite sono guarigione per noi. Egli non
soltanto si preoccupa di noi Ebrei, ma toccherà molte nazioni che saranno lavate dei loro mali e
peccati grazie alle sue sofferenze. Persino i re e i governanti dei gentili lo ascolteranno.
Anche il contesto, cioè i capitoli che precedono e seguono questo passo parla della pulizia,
lavaggio fisico e spirituale e della salvezza di Israele. Così nel Capitolo 52 al verso 10 si
vede la preoccupazione del Signore prima per Israele e poi per i gentili, infatti è scritto:
"Il Signore ha denudato il Suo braccio agli occhi di tutti i popoli; tutta la terra fino alle sue
estremità vedrà la salvezza recata dal nostro Dio".
Dio che ha creato tutte le nazioni è preoccupato per la salvezza di tutte le nazioni. Inoltre non
c'è salvezza per Israele a meno che anche tutte le nazioni riconoscano il Dio di Israele. Lo
stesso concetto appare anche nei capitoli che seguono dove Israele è ammonito così:
"Allarga lo spazio della tua tenda, siano tese senza risparmio le tele della tua abitazione,
allunga le tue corde, rinforza i tuoi piuoli, perchè tu ti estenderai a destra ed a sinistra,
la tua stirpe conquisterà nazioni e i tuoi figli renderanno abitate città deserte" da Isaia
54:2-3.
Questo stesso tema è ripreso anche nel Capitolo seguente dove ognuno è invitato a bere e a far
festa con il nutrimento spirituale di Dio. Del Messia è detto:
"Ecco Io ti ho costituito come testimone alle nazioni, principe e comandante alle nazioni" da
Isaia 55:4.
Chiaramente il contesto parla dell'Unto del Signore che soffre, il Messia che è interessato alla salvezza e giustificazione di Israele e alla salvezza delle altre nazioni gentili.
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Il testo e il contesto presentano il servitore del Signore che soffre e che muore come una vittima espiatoria
(korban), una ricompensa per la colpa. Poi viene sepolto con i criminali ma viene gloriosamente riportato in vita. Dio permette che questi venga tormentato e in fine esaltato, permette che il suo servitore passi attraverso delle sofferenze per poter ottenere la cancellazione dei peccati di tanti.
I nostri antichi commentatori sono d'accordo nell'interpretare unanimamente questo passo.
Concordano sia la traduzione aramaica attributita al Rabbino Gionata ben
Uziel, discepolo di Hillel che visse nella prima parte del II secolo e.v.( era volgare ),quanto l'interpretazione che si trova nel Talmud Babilonese, quanto ancora si trova nel Midrash Rabbah dove in una spiegazione del libro di Ruth, capitolo 2:14, si fa riferimento al re Messia che fu ferito per le nostre colpe, oppresso per i nostri peccati.
Similmente anche nel Yalkut, un midrash posteriore, si legge:
"Chi sei tu, oh grande montagna?" da Zaccaria 4:7. Questo va riferito al re Messia. E perchè
viene chiamato la grande montagna? Perchè costui è più grande dei patriarchi, come è detto,
"Il mio servitore sarà alto ed elevato ed eccezionalmente sublime." Egli sarà più alto di Abramo
che dice: "Io alzo la mia mano verso l'altissimo" (Genesi 14:22); sarà più alto di
Mosè, al
quale è detto: "Portalo su fino al tuo grembo" (Numeri 11:12); più su degli angeli-ministri dei
quali è scritto: "Le loro ruote erano alte e terribili" (Ezechiele 1:18).
E da chi discende? Da David.
Queste sono alcune delle interpretazioni antiche che attribuiscono questo capitolo al Messia che
soffre ed è onorato. L'unico che abbia soddisfatto tutte queste qualifiche fu Gesù di Nazareth.
Sebbene gli esponenti più autorevoli del Giudaismo antico interpretassero questo passo come
riferito al Messia, alcuni Rabbini più tardi fra cui il più noto è il Rabbino Shlomo Utzchaki
detto Rashi (1040-1105), cominciarono ad interpretare il passo come riferito ad Israele. Essi
sapevano che le interpretazioni più antiche lo attribuivano al Messia ma probabilmente volevano
prevenire l'accettazione per fede da parte dei membri delle loro comunità di una "cristianità"
medievale ormai degenerata. Sebbene le loro intenzioni fossero sincere, altri Rabbini e stimati
esponenti del Giudaismo si resero conto della inconsistenza dell'interpretazione del
Rashi.
Su tre aspetti della sua innovazione furono presentate delle giustificate obiezioni. Primo,
misero in evidenza l'ampio consenso ricevuto dalla opinione antica. Secondo, fecero notare che il
testo usa il singolare. Terzo, al verso n° 8 fecero notare che il popolo di cui si parla, per il
quale il servo del Signore soffre e viene trafitto, non può essere che Israele al quale popolo
lo stesso Isaia appartiene.
Il Rabbino Moshe Koen spiega così:
Questo passo, secondo i commentatori, parla della cattività del popolo di Israele sebbene in
tutto il contesto si faccia sempre uso di forme al singolare. Altri hanno argomentato che il
passo parli dei giusti del mondo presente che sono schiacciati ed oppressi ora…ma anche questi,
per la stessa ragione, cambiando dal singolare al plurale, forzano il significato originario dei
versi. E poi mi sembrò che, avendo abbandonato la conoscenza dei nostri Maestri, inclini a
seguire con determinazione le loro opinioni, mi sia più gradito interpretarlo secondo
l'insegnamento dei nostri Rabbini, come il Messia.
Per la stessa ragione, il Rabbino Moshe Alsheikh, Rabbino di Safed, durante la fine del
Sedicesimo secolo, indica ciò dicendo:
Io posso quindi rimarcare che i nostri Rabbini, all'unanimità accettano ed affermano l'opinione
che il profeta sta parlando del Messia-Re.
Più o meno dello stesso tenore è il commento del grande educatore ebreo Herz Homberg (1749-1841)
il quale dice:
Secondo l'opinione del Rashi e di Ibn Ezra, il passo si riferisce ad Israele e alla fine della
sua cattività.
Ma se così fosse, quale sarebbe il significato del passo "Egli fu trafitto per i nostri peccati"?
Chi fu trafitto? Chi sono i trasgressori? Chi sopportò le malattie e pagò la pena? La risposta è
che il passo va riferito al Messia.
Qui vorrei aggiungere che coloro che hanno interpretato il passo come riferito ad Israele ebbero
una enorme, insormontabile difficoltà al verso n° 8 che dice, come abbiamo precedentemente detto:
"Defraudato dell'indipendenza e della giustizia, chi parlerà della sua storia? Fu eliminato
dalla terra dei viventi, per la trasgressione del mio popolo è stato colpito".
Possiamo forse dire che il popolo ebraico sia mai stato eliminato (così Dio non voglia!) dalla
terra dei viventi? No. Anzi siamo fieri di dire che Am Yisrael hay—"Il popolo di Israele è più
che mai vivo" e che come vediamo in Geremia 31:35-37, Dio ha promesso che gli Ebrei esisteranno
per sempre. Ed infine è impossibile dire che Israele abbia sofferto a causa delle colpe del mio
popolo, che chiaramente indica il popolo del profeta Isaia.
Siccome il popolo del profeta Isaia è sicuramente il popolo ebraico e non altri, la coerenza
impone che questo capitolo venga interpretato come riferentesi al Messia.
Uno dei più grandi poeti religiosi Ebrei ha parafrasato questo capitolo mettendolo in versi e in
rima. Di solito questo poema viene recitato a Yom Kippur durante la preghiera di Kether e visto
che tale usanza si è diffusa fra gli Ebrei americani, se ne trascrive qui di seguito la
traduzione dall'Inglese:
"Il Messia, la nostra giustizia, ha voltato la faccia via da noi: noi siamo nel terrore e non c'è
nessuno che ci giustifichi! Le nostre trasgressioni e il peso delle nostre colpe Lui ha
sopportato perchè Lui fu trafitto per le nostre colpe: Lui porta i nostri peccati sulle sue
spalle, in modo che noi possiamo trovare il perdono per le nostre colpe e possiamo essere
guariti per mezzo delle sue ferite. Oh, Eterno! È venuto il tempo di fare una nuova creazione:
Dalla volta del cielo, fuori da Seir, traiLo! Che la Sua voce possa farsi sentire da noi in
Libano, una seconda volta per mano di Yinnon". (Secondo l'interpretazione rabbinica del
Salmo 72:19, uno dei nomi del Messia sarà Yinnon).
Chi può quindi essere il Messia? Da quanto detto sopra mi sembra che si possa ragionevolmente
concludere che non può esserci altra risposta all'infuori di quella che molti, sia fra gli
antichi Maestri che fra gli studiosi contemporanei, hanno raggiunto:
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